Cessione società, il Bari ora parla malese

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Ormai l’andazzo del calcio, non solo quello made in Italy ma più in generale di quello europeo, si è capito che è questo. I grandi capitali asiatici e americani infatti stanno sempre più mettendo mano sul gioco più bello del mondo acquistando, o entrando in società, sia i top club del vecchio continente che i club più interessanti dei vari campionati. In Italia dopo Roma, Inter, Bologna e Pavia ora è il turno del Bari. Il presidente biancorosso Gianluca Paparesta ha infatti confermato la cessione all’imprenditore malese Noordin Ahmad del 50% delle quote societarie per la cifra di 10 milioni di euro. La prova del nove che non si trattasse di una bufala è arrivata quando poi il tycoon è sbarcato per davvero nel capoluogo pugliese, dove ad attenderlo c’erano più di 500 tifosi festanti, per firmare la dichiarazioni d’intendi mettendo così nero su bianco il suo ingresso nella società. Motivo di tanto giubileo è per la squadra, attualmente in piena lotta per raggiungere i playoff del campionato di Serie B, è che il nuovo socio ha una elevata disponibilità economica e, parrebbe, che sia intenzionato a fare le cose per il meglio a Bari.

 

Invasione estera
Ormai il calcio, soprattutto a certi livelli, è diventato totalmente un business. La figura tanto cara da noi del presidente passionario e facoltoso alla Agnelli o Moratti fino a Berlusconi, ormai sembra essere solo uno sbiadito ricordo. Il pallone è sempre più globale e la fetta più grande del giro d’affari è oltre i confini continentali, con il calcio che quindi si sta adeguando di conseguenza. I nuovi investitori che stanno pian piano sempre più nel mondo del calcio non sono imprenditori oppure finanzieri che si sono arricchiti con le strategie opzioni binarie oppure speculando in Borsa. Qui si tratta di sceicchi, magnati delle risorse naturali oppure giganti dell’edilizia, persone o gruppi d’investimenti quindi che vogliono entrare nel calcio spinti non dalla passione, ma solo per affari. Per fare squadre competitive ci vogliono soldi, quindi chi non si adegua non può competere a grandi livelli. Lo spezzatino in televisione con partite in orari improponibili, lunghe e faticose turnèe in Asia e in Nord America fino ai Mondiali assegnati al Qatar che probabilmente si giocheranno per la prima volta d’inverno visto l’impossibilità, causa forte clado, di farlo come di tradizione a giugno. Ormai l’indirizzo preso è questo, con buona pace per i nostalgici del pallone di una volta.